Indirizzo

Via Villa delle Ginestre, 19 - 80059 torre del Greco

Storia della Villa delle Ginestre

LE VILLE VESUVIANE SUL TERRITORIO DI TORRE DEL GRECO

Sul territorio del Comune di Torre del Greco ci sono ben 18 edifici del XVIII secolo  salvaguardati dalla legge di tutela  Decreto Ministeriale del 16 ottobre 1976 in applicazione della legge 29  luglio 1971 numero 578  con cui si istituiva l’Ente Ville Vesuviane. Ente creato non solo per la salvaguardia di questo straordinario patrimonio di edifici del ‘700, compreso i parchi ed i giardini di cui abbiano la legittima disponibilità, ma soprattutto per la loro valorizzazione unitamente al territorio di appartenenza. Con un successivo Decreto Legislativo, il numero 419 del 1999, L’Ente Ville è stato sostituito con una Fondazione, con diverso statuto e diversi organi amministrativi, ma con gli stessi scopi da perseguire.

In totale, tra i comuni di San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, San Giovanni a Teduccio e Barra (Napoli) , gli edifici tutelati e vincolati  sono  ben 122.

Nella città di Torre del Greco le ville per gran parte sono distribuite lungo Via Nazionale che praticamente insiste sul tracciato dell’antica strada Regia delle Calabrie, la via di comunicazione più importante  tra i paesi vesuviani rivieraschi,  non solo nel XVIII secolo ma ancora ai giorni nostri.

A partire  dal confine  con  Torre Annunziata, la prima che incontriamo in direzione di Torre del Greco, al civico 1114  di Via Nazionale, sulla nostra destra,  è Palazzo del Salvatore. La villa del tardo settecentesco, con impianto planimetrico ad “L” ha una bella facciata a schema rigidamente simmetrico coronata da un ricco fastigio nel cui ovale centrale è posta la statua marmorea dell’Immacolata, che ha sostituito il busto di San Gennaro risalente all’epoca della costruzione. L’edificio che probabilmente non fu mai completato, testimonianza ne è il fatto che un portone di ingresso conduce ad un ampio cortile interno dove si affacciano vari locali (rimesse, scuderia)  ma anche l’ingresso al giardino annesso, mentre l’altro portone conduce ad un vano cieco.  Con il nome   “Il Palazzone” per il suo aspetto  imponente, da cui prende nome tutta la contrada, l’edificio ha ospitato nel corso della sua storia più di qualche uomo illustre, esso è  composto da un piano sottostrada , da un piano terra  di cui parte dei locali ospitano la Parrocchia dell’Assunta al Palazzone istituita nel 1936, da  altri due piani soprastanti adibiti esclusivamente a civile abitazione, anche se intorno alla metà del secolo scorso  o hanno ospitato  aule della scuola elementare. Tutte le aperture dei vari piani sono segnate da cornici e decori. L’edificio è in precarie condizioni statiche ed in cattive condizione manutentive, anche per alcune sopraelevazione ottocentesche  ma anche di epoca più recente come l’aggiunta di una cella campanaria. Da pochi anni, la proprietà  è  stata trasferita dalla Curia che l’aveva ricevuta in donazione dalla famiglia Salvatore all’inizio del secolo scorso, ad una società immobiliare privata. Le  fonti storiche attribuiscono a tale edificio l’originario nome di Villa Angelica, in onore della pittrice Angelica Kauffman e che lo stesso sia stato la residenza dell’Ambasciatore inglese presso la corte dei Borbone,  Sir Hemilton, che ne fece base per le sue escursioni sul Vesuvio, escursioni che diedero luogo ad interessanti studi e pubblicazioni. Neanche cento metri che sulla nostra sinistra al civico 949 ci sta Villa Caramiello. Costruita sul finire del 1700,  molto probabilmente sotto la direzione dell’architetto Collecini, allievo del Vanvitelli ed architetto alla corte dei Borbone.  Attraverso un palazzo ottocentesco con affaccio su Via Nazionale si accede in un cortile ad esedra a cui fa capo un viale lungo  mt. 250  che conduce alla Villa.  Il viale è  intervallato da coppie di colonne e sediolini in muratura  distribuite simmetricamente a destra e a sinistra  lungo il percorso. Questi elementi sono riscontrabili nel Vanvitelliano Casino di caccia dei Borbone nella tenuta di Carditello costruito sotto la direzione del Collecini. Costruita in pietra lavica e tufo, con impianto ad L, non presenta elementi  di rilievo architettonico, ma  si configura come palazzo padronale circondata da un vasto fondo agricolo,  come altri palazzotti del vesuviano, solitamente usati  per la villeggiatura dalla  ricca borghesia napoletana,   con  i locali  al piano terra  in parte con vani di abitazione per i coloni  ed in parte  vani  rustici  utili  alla vita rurale , come la   stalla , porcile, cellaio, cisterna per l’acqua, pozzo, cantina, forno e l’aia per le attività socioeconomica della masseria ed  il primo piano adibito ad appartamento per i proprietari. Lo  stesso ha una piccola cappella interna con altarino per le pratiche religiose dei proprietari ed è dotato di un  balcone centrale  con semplice inferriata sovrastante  il portale d’ingresso dalla corte,  portale alla cui sommità ha conservato la caratteristica conchiglia Vanvitelliana. Sull’edificio  ci sono stati altri interventi  successivi alla struttura settecentesca, come i  locali al secondo piano del fabbricato con accesso mediante rampe di scale esterne ed altri piccoli interventi ottocenteschi. I Caramiello acquistarono la proprietà nell’ottocento dal Barone Brusson, messa in vendita dallo stesso per difficoltà economiche sopravvenute  a seguito ad una forte perdita al gioco. L’edificio è ancora abitato in parte dai Caramiello ed ha conservato locali che sono al servizio del fondo rustico. Qualche civico dopo, quasi contigua, al civico 1029,  troviamo Villa Solimene . La villa ha degli aspetti particolari, non tanto nel prospetto, rimaneggiato più di una volta nel tempo, ma nell’ingresso che risulta completamente decentrato rispetto al corpo di fabbrica. Esso a forma ellittica, coperto con volta centrale e cupole laterali, è sormontato da un bel terrazzo posto a pari livello del piano nobile adornato da due suggestive garitte. Dallo stesso  viale che degrada in direzione del mare, si accede alla corte posta a ridosso del corpo di fabbrica, al giardino  e al fondo rustico che in origine si estendeva per  parecchi moggi di terreno. Due colonne sorgono  al limite della corte all’inizio del  viale che conduce al fondo agricolo una volta molto esteso. Per il  resto l’edificio non presenta particolari architettonici di spicco, sono tre livelli fuori terra ed un piano cantinato.   L’ultimo dei Solimena e trapassato una quarantina di anni fa, attualmente l’edificio è adibito quasi interamente a civile abitazione. Ancora qualche centinaio di metri, sempre sulla nostra sinistra troviamo una delle più belle  e tra le meglio  mantenute delle Ville Vesuviane rimaste dimore private, Villa Prota.  All’edificio si accede attraverso lo stupendo portale d’ingresso da Via Nazionale, dotato di due balconcini laterali con balaustra di piperno traforato e da cui parte un viale basolato costeggiato da ambedue lati da muretti riccamente rifiniti, alternati a panche e vasi a cratere, viale che passa sotto vari archi dell’edificio e prosegue per circa un chilometro in terra battuta per finire in una rotonda con due edicole poste frontalmente. Questo viale usato come galoppatoio, è perfettamente in asse con il viale di accesso da Via Nazionale ed è munito di panchine per il riposo lungo il tragitto. La Villa sviluppatosi su un  struttura già esistente, molto probabilmente su progetto e direzione dell’architetto Antonio Vaccaro, presenta una facciata molto scenografica, d’impronta vanvitelliana, con balconi, fregi, decori e cornici di un ricco e vivace barocco in perfetta armonia con un arco aperto a loggia  al livello del secondo piano. La villa è dotata di una vasto bosco di piante secolari (pini, querce, carrubi) nel suo lato ovest, mentre nel suo fianco est, da un paio di decenni è nato un complesso sportivo privato che ha inevitabilmente intaccato l’originario parco che circondava l’edificio.  Percorriamo qualche chilometro fino al civico 821 per trovare Villa San Gennariello. La Villa realizzata in muratura portante, probabilmente in epoca anteriore al 1731 come testimonia la lettura del cartiglio sotto la statua di San Gennaro posta in alto centralmente sulla facciata principale. Lo sviluppo planimetrico è di tipo lineare, si articola su due piani più il piano terra, la facciata modesta nelle dimensioni, presenta tre balconi al piano nobile decorati da timpani in stucco come anche le finestre al secondo piano sono messe in evidenze da cornici in stucco. Alla Villa si arriva attraverso un lungo viale, perfettamente in asse con il portone d’ingresso al palazzo, che partendo  dalla Via Nazionale arriva fino al cortile davanti al palazzo. L’edificio che ha la facciata che guarda verso il Vesuvio è dotato di un piccolo giardino retrostante, giardino ingentilito da vialetti e sedili . Nella parte retrostante troviamo anche un piccolo cortiletto con vari comodi rurali, come il forno ed il lavatoio. L’edificio che presenta il corpo principale in cattivo stato di conservazione è  per  gran parte adibito a civili abitazioni, in quelle che una volta erano cantine, in piano un poco sottostrada, lavora un artigiano del legno. Qualche centinaio di metri dopo, troviamo fra il civico 787 e 789  l’antico ingresso al viale ormai poco praticabile che conduce alla masseria Donna Chiara. Un’altra carraia di accesso alla Villa  parte da Viale Europa quasi di fronte alla stazione di servizio Tamoil. L’edificio di due piani fuori terra è ormai un rudere in stato di abbandono, la facciata di semplice architettura conserva ancora qualche motivo ornamentale intorno alle finestre, le aggiunte e le trasformazioni nel corso dei decenni, il piano terra adattato a deposito per la conduzione del fondo rustico, hanno completamente cancellato l’antico aspetto dell’edificio.

Contiguo all’antico viale di accesso di questa villa, inizia  il vastissimo fondo annesso ad un’altra villa vesuviana del ‘700,  Villa Prota Bruno. La Villa  sorge  più o meno al centro di una stradina,

cure profuse dalle servitù e dalle persone del contado, rimase in questo luogo fino alla fine dei suoi giorni, durante tale periodo scrisse  “Il tramonto della luna” e  “La ginestra” , lirica che poi ha dato il nome all’edificio. La Villa è stato acquistata nel 1962  dallo Stato Italiano per l’Università Federico II  dagli ultimi proprietari privati della Villa  Vittoria Carafa D’Andria sposata De Gavardo. La Villa è stata data in comodata all’Ente Ville  Vesuviane, il quale ne cura la manutenzione, la custodia, l’apertura dell’edificio con il giardino annesso alcuni giorni della settimana per la visita alle stanze e alle poche cose autentiche rimaste dall’epoca  del soggiorno del poeta ed organizza vari eventi culturali nel corso dell’anno, tra i quali un premio poesia e al miglior saggio sulle opere Leopardiane e svariati spettacoli del Festival delle Ville Vesuviane. Proseguendo per l’altra stradina di accesso alla Villa delle Ginestre, Via Chiazzolelle, e scendendo per Via Giovanni XXIII , usciamo di nuovo sulla Via Nazionale proprio di fronte all’ingresso del giardino di Villa Macrina, attraverso il quale si ha accesso alla Villa stessa, poiché l’ingresso dall’androne principale su Via Nazionale è praticamente sempre chiuso. Villa Macrina da qualche decennio è  proprietà Comunale, oltre ad essere la sede di una discreta biblioteca intitolata alla giornalista torrese scomparso Enzo Aprea , nei suoi locali  nel corso dell’anno si allestiscono mostre di arti figurative, plastiche e manifestazioni culturali. L’edificio settecentesco a pianta rettangolare con tre piani fuori terra ha subito parecchie modifiche nel corso del XIX e XX secolo soprattutto nel prospetto posteriore. La facciata su Via Nazionale è semplice ed equilibrata, il primo ordine è aperto da tre finestre concluse da timpani circolari con la finestra centrale che si apre su un balcone, nel secondo ordine le finestre sono quattro, tra le due finestre centrali, al di sopra del balcone centrale, si apre una nicchia che contiene il consueto busto di San Gennaro. 

A circa un chilometro, sulla nostra destra al civico  414, troviamo  l’ultima Villa Vesuviana sul territorio di S. Maria La Bruna, Villa Guerra. L’edificio di piccole dimensioni, costruito nel XVIII secolo dalla famiglia Evitabile, è distinguibile per l’elegante portale d’ingresso da Via Nazionale che permette l’ingresso pedonale alla villa tramite un viale che attraverso il giardino di piante ad alto fusto, il terrazzo posto al di sopra del citato portale costituisce un belvedere. Di  linee architettoniche estremamente semplici, anche su questo edificio le manomissioni non sono state risparmiate. La facciata rivolta verso il mare è caratterizzata da un grosso fregio con il busto di San Gennaro posto in una nicchia circolare. Da qualche anno la struttura con tutto l’esteso parco che la circonda è stata completamente restaurata per opera di privati ed è diventata una struttura ricettiva.  Cinquecento metri circa, sulla nostra sinistra al civico 279 ci sta Villa Faraone Mennella. La costruzione  è stata realizzata nel XIX secolo, la facciata principale lungo la Via Nazionale, presenta lungo tutto il piano terra un bugnato in stucco, in contrasto con il resto della facciata intonacata. L’androne di accesso, centrale alla costruzione, conduce ad un cortile interno semicircolare, la scala per i piani superiori e sulla destra dell’androne. Sulla facciata, quattro paraste in stile ionico inquadrano i tre balconi del piano nobile, dando l’effetto a sua volta di sostenere l’attico. Il balcone centrale, al di sopra dell’androne e leggermente arretrato rispetto ai due laterali e sono tutti e tre sormontati da timpani triangolari. La villa è ben tenuta, il piano terra e prevalentemente adibito ad attività commerciali mentre il piano nobile e abitato dai proprietari. Sul lato estremo sinistro per chi guarda l’edificio sorge l’Epitaffio, sullo stesso sono poste due lapidi  per trasmettere ai posteri due diversi momenti storici, una del 1562 per ricordare la bonifica e la costruzione delle strada Regia  opera del Vicerè De Ribera, l’altra del 1631, anno della terribile eruzione che distrusse il monumento stesso, gran parte Torre del Greco ed altri paesi Vesuviani. Sulla parte superiore del monumento reca lo stemma di Filippo IV di Spagna ed ai suoi lati quelli dei Vicerè. Qualche centinaio di metri verso il centro, sulla nostra destra, troviamo Villa Fienga – Guglielmina. Alla  Villa  si accede attraverso l’androne del civico 290, ha uno sviluppo planimetrico a C , il corpo di fabbrica con tre lati delimitano il giardino interno. Dal giardino –cortile è possibile cogliere gli aspetti dell’architettura rustica del tempo poiché delimitato da un lato da un ampio porticato ad arco cieco ribassato. La facciata non presenta particolari architettonici interessanti, caratteristico il torrino che si erge al di sopra dei terrazzi. L’edificio è  proprietà privata destinato a civili abitazioni ed è in un buono stato di conservazione. Un paio di centinaio di metri nella stessa direzione e troviamo  sulla sinistra al civico 239, Villa Maria. L’edificio si articola su due livelli ed ha il prospetto principale che si sviluppa in senso orizzontale lungo la Via Nazionale. Il portale d’ingresso centrale oltre ad avere sulla sinistra lo scalone che porta al piano superiore, conduce ad una esedra semicircolare posta alle spalle del fabbricato, da cui si apre tra due colonne decorate con vasi di terracotta il varco per il parco retrostante, parco che è stato per gran parte lottizzato e distrutto. La facciata ha delle semplice aperture inquadrate da lesene. L’edificio ristrutturato in tempi recenti è in condizioni abbastanza buone. Attualmente la sua destinazione è prevalentemente per attività commerciali, il suo piano terra è interamente occupato da un negozio di antiquariato e da un ristorante. Ancora qualche centinaio di metri, lasciamo Via Nazionale per proseguire per Vico II San Vito, tutto a senso unico, fino a sbucare su Via A. De Gasperi, qualche centinaio di metri in direzione del mare e al civico 158 troviamo l’arco di accesso al lungo viale che porta a Villa Ercole, arco che con un piccolo corpo di fabbrica si raccorda all’antica Cappella San Vito, Cappella sconsacrata da anni e destinata ad altro uso. La Villa appartenuta alla famiglia Brancaccio all’epoca della costruzione, passò successivamente ai Giannone ed infine ai Falanga. Con tre piani fuori terra, ha una planimetria a forma regolare ed una facciata con stucchi dal gusto settecentesco. Ristrutturata  recentemente la sua destinazione e prevalentemente a civile abitazioni. Risalendo di nuovo Via De Gasperi  e proseguendo  verso il centro per circa quattrocento metri, al civico 122 di Via Del Purgatorio, troviamo Villa del Cardinale. Costruita da Gennaro De Laurentiis nel 1744, fu venduta dopo due anni al Cardinale Spinelli che la destinò a dimora estiva per se ed i suoi successori. La Villa composta da due piani fuori terra, ha uno sviluppo planimetrico ad U, il cortile interno racchiuso per tra lati è delimitato da un esedra che si apre sul vasto parco esteso alle spalle dell’edificio. La facciata prospiciente Via del Purgatorio è caratterizzata da paraste che inquadrano il portale di ingresso ed il balcone del piano nobile, al di sopra di questi , l’edicola  con la consueta statua di San Gennaro. Il prospetto posteriore della fabbrica rivolto verso il Vesuvio, oltre ai motivi architettonici del settecento napoletano, presenta al di sopra del porticato, un ampia terrazza balaustrata  ornata da busti in marmo. L’ampio salone del piano nobile conserva le decorazioni alle pareti ed al soffitto originarie del ‘700, come pure i numerosi affreschi. Lo stato di conservazione è ancora buono, la Curia napoletana che né è proprietaria l’ha destinata attualmente a fini sociali.  Sempre in prosieguo, sulla stessa direttrice, alla nostra destra, civico 34 di Via del Purgatorio, troviamo Palazzo Petrella. Il Palazzo ha uno sviluppo verticale e si articola su quattro piano fuori terra con la facciata principale su Via del Purgatorio. La pianta si sviluppa intorno ad un cortile quadrato delimitato per tre lati dal corpo di fabbrica principale ed il quarto lato da una fabbrica bassa sormontata da un terrazzo. Sulla facciata principale troviamo la decorazione a stucchi tipica settecentesca, mentre la facciata presente delle balconate a voltine su mensole in pietra lavica, tipiche di una antica tradizione locale. Il palazzo fortemente danneggiato dall’eruzione del 1737 ha subito nel corso dei secoli numerosi modifiche rispetto la configurazione originaria. Attualmente la sua destinazione è  a civili abitazioni. Attraversando il centro città  e percorrendo Corso Vittorio Emanuele  in direzione di Ercolano, al civico 92/96  troviamo l’imponente Palazzo Vallelonga, prestigiosa sede centrale della Banca di Credito Popolare, che dopo attento ed accurato restauro, ha recuperato il palazzo che versava in uno stato di abbandono, ha dislocato nel palazzo la direzione centrale e la sede di rappresentanza e dove periodicamente organizza nei vasti spazi interni, mostre di grande spessore ed  manifestazione di grande valenza sociale. Costruito nel ‘700 dal Marchese di Vallelonga, proprietario di vaste masserie a Torre del Greco, l’edificio fu danneggiato dal terremoto del 1794 e ristrutturato nel 1843  con l’aggiunta del terzo livello fuori terra. Lo schema planimetrico si alterna intorno a due cortili, la facciata principale tutta prospiciente al Corso Vittorio Emanuele, presenta due androni di ingresso che sbucano nei cortili interni, le finestre ed i balconi hanno cornici in stucco e timpani triangolari e circolari in modo alterni, il terzo livello si conclude lateralmente con due terrazzi. Particolare pregio ha lo scalone in piperno che dal cortile interno conduce ai piani superiori e che all’inizio della stessa, una lapide ricorda le 28 persone che fondarono la Banca nel 1888.    

Torre del Greco  5/11/2009

Angelo Di Ruocco

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